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Relitto della nave EVDOKIA II

Scritta sul fianco della nave

Scritta sul fianco della nave

Immergersi in un relitto è sempre un’emozione che coinvolge a 360° i nostri sensi. Conoscerne la storia, indagarne ogni piccolo dettaglio significa diventare protagonisti della storia stessa e testimoni nel tempo della sua evoluzione; in poche parole diventarne parte inscindibile. L’articolo che segue, che costituisce un preludio ad un più importante lavoro di ricerca, è stato scritto da Stefano Ghezzo, mio allievo e valido istruttore, che per vicinanza geografica ed affettiva, ha speso molto del suo tempo in questo straordinario relitto. Nell’articolo egli ci introduce nella storia di questo cargo fino alle meraviglie biologiche che oggi ci distolgono dal teatro di quei tragici eventi.  Colgo quindi l’occasione per ringraziare Stefano,  Cristiana Lanzi per le foto ma anche tutti gli altri allievi ed amici del DIR/hogarthian Divers Team che mettono la loro passione nel testimoniare le loro avventure subacquee, come Mara Colautti e Alex Marson appena tornati dalle miniere allagate di Kobanya in Ungheria (vedi il video) o il bellissimo reportage fotografico di Paolo Govetto sul relitto del Vis (vedi le foto)

Relitto del Cargo EudoKia II  di Stefano Ghezzo

Trattasi di un classico mercantile da 1500 tonnellate di stazza circa, da sempre destinato a uso commerciale,  batteva bandiera di St Vincent e Grenadine. Affondò davanti alla costa di Chioggia (Venezia)  nel marzo del 1991 (giusto un mese prima della Petroliera Haven) a seguito di una collisione con un altro cargo mercantile il PHIILIPPOS (Honduras). Era una nave abbastanza moderna, fu costruita nel 1969 in Olanda e per più di vent’anni navigò in quasi tutti i mari del mondo. La dinamica dell’incidente è oramai nota a tutti. L Evdokia II salpò dal porto di Buorgos (porto bulgaro sul mar nero) col suo carico di lamieroni di ferro e rame verso Venezia–P.to Marghera, il Philippos invece, era partito da Chioggia. L’ incidente fu attribuito alla negligenza di entrambi i comandanti che non si accorsero delle reciproche posizioni a causa fittissima nebbia.  L’impatto avvenne a circa 6 miglia dal porto di Chioggia, la prua del PHILIPPOS squarcio il lato di sinistra dell’ Evdokia II affondandola quasi immediatamente. Fortunatamente non ci furono vittime. Gli 8 membri dell’equipaggio furono tratti in salvo dal Philippos stesso.

Articolo del quotidiano "Il Gazzettino" dopo l'affondamento

Articolo del quotidiano “Il Gazzettino” dopo l’affondamento

Da subito l’Evdokia II (che i locali chiamano “la nave”) è divenuto meta dei subacquei di tutto il Veneto, attratti dalla sua maestosità e dalla modesta distanza tutto dalla costa (appena 6 miglia da Chioggia). Un paio di anni dopo l’affondamento le autorità marittime ordinarono la bonifica del relitto con l’asporto di tutti i materiali inquinanti. Oltre a ciò decisero di tagliare le sovrastrutture della nave in quanto potevano costituire un pericolo per la navigazione. L’Evdokia II, adagiato su un fondale profondo 25 metri,  si ergeva fin o a -3 mt dalla superficie. Vennero rimosse le sovrastrutture della nave e quindi buona parte del ponte di comando, cabine e il grande camino.

Subacquei sulla cima prima dell'immersione

Subacquei sulla cima prima dell’immersione

Questa parte del relitto, che molti chiamano “castello di poppa” fu quindi dapprima tagliata e poi rilasciata nuovamente in mare. Non esistono i riferimenti geografici di  ciò,  alcuni pezzi sono stati ritrovati e sono visitabili, altri giacciono nelle vicinanze. Oggi il punto meno profondo è a 17 mt (la tuga).  Purtroppo il relitto è stato completamente depredato di ogni cosa. Nel corso degli anni infatti i subacquei locali si sono impossessati di vari “ricordini” lasciandolo completamente spoglio. Resistono un lavandino, un tavolo di lavoro, una lampada, un trapano a muro qualche oblo. Anche  il colore originale dello scafo (azzurro) oggi è solo un ricordo.

Nonostante ciò l’Evdokia II rappresenta la casa madre per tutti i subacquei del Veneto e non solo. E’ un immersione che può essere interpretata in vari modi. La si può visitare tutta con un giro periferico non superando mai i fatidici 18 mt, oppure ci si può spingere fino ai 29 dove di trova l’elica. L’Evdokia II è lunga quasi 80 mt, larga circa 12.  Anche se il fondale circostante è di circa 25 mt, l’elica e la prua si trovano quasi 3 metri più sotto causa insabbiamento della nave. Risulta impressionante ed al tempo stesso emozionante vedere la voragine che si è creata tra elica e timone e il resto dello scafo, una buca di quasi 3 mt.  Anche la penetrazione è possibile, anche se viene ritenuta molto pericolosa in quanto le cabine sono piene di sedimento e le strutture hanno oramai 20 anni. All’interno la presenza di cavi, sartiame e cime, rende complicata l’esplorazione.

Da un punto di vista biologico sull’ Evdokia II si trova tutta la fauna tipica dell’alto adriatico. Pesce azzurro in quantità industriale (sarde, moli, merluzzetti, boghe etc etc), lungo le lamiere trovano rifugio gronghi di notevoli dimensioni, sotto di esse invece si nascondono spesso gli astici. Negli anfratti bui trovano rifugio branchi di corvine di notevole stazza, gli scorfani si contano a centinaia e sono mimetizzati ovunque.

Madonna commemorativa sulla tuga

Madonna commemorativa sulla tuga

Stessa cosa vale per le granceole.  La tuga rappresenta un esplosione di colori, spugne, anemoni, concrezioni d’ogni genere, spirografi, cozze, ostriche, stelle marine; se ci si sofferma ad osservare quanta vita offre ogni metro quadrato di questa nave si rimane impressionati. Le stive sono ricoperte da tappeti di ofiure bianche. La visibilità è variabile, Spesso è buona , qualche volte può risultare scarsa ma solo per quanto compete la parte profonda.Sulla tuga c’è la statua di una madonna a ricordo di un immersione sfortunata. Ogni anno alcuni subacquei di Chioggia la recuperano, la puliscono e la ripongono nuovamente sulla nave affinché possa essere sempre pulita e ben tenuta. Oltre a questa figura sacra, sul fondo nella zona vicino alla poppa, in un pezzo di relitto che spesso non vien visitato causa profondità e visibilità, si trova una statua di Sant’Antonio.

 
Commenti
Flavio Turchet

Grazie per l’apprezzamento :)

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