... another way of diving

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2011

Ma il Side Mount è DIR?

Se si facesse questa domanda a qualsiasi subacqueo praticante la filosofia DIR e quindi utilizzatore della configurazione hogarthiana, la risposta non potrebbe che essere negativa. In realtà prima di rispondere a questa domanda occorre fare qualche indispensabile considerazione.

Lo stile d’immersione Side Mount sta assumendo una sempre maggiore importanza nel mondo della subacquea, sia dal punto di vista produttivo che didattico. Molti sono infatti i brand che nel corso degli ultimi due anni hanno lanciato sul mercato sacchi e imbrachi destinati all’utilizzo delle bombole al fianco, come altrettanto numerose sono le agenzie didattiche che hanno inserito questo stile d’immersione all’interno dei loro corsi. Come accade spesso quando il mercato squilla la tromba della carica, molti si propongono o si improvvisano per cogliere il massimo beneficio del trovarsi tra i primi.  Questa veloce corsa crea un’incredibile discrepanza tra ciò che il produttore sforna e ciò che le agenzie didattiche, e quindi i loro istruttori sul campo, propongono in relazione all’utilizzo di questi nuovi strumenti. Come dire, costruisco un nuovo aereo ma lo vendo senza gli istruttori informati che formino i futuri piloti. In sostanza il rischio più evidente è che si creino tanti sistemi d’utilizzo nella terra vergine del Side Mount quanti sono gli istruttori che lo insegnano.  Nel sistema Side Mount di UTD questo non accade perché ci si è indirizzati verso la sua “compatibilità” con l’addestramento DIR. Cercherò di chiarire al meglio la questione servendomi di un brevissimo preambolo storico.

Il Side Mount, come necessità, crebbe all’interno di alcuni gruppi speleologi con il particolare scopo di ampliare le possibilità di penetrazione negli spazi più angusti in cui lo stile Back Mount (bombola sulle spalle) dimostrava i limiti più evidenti anche in relazione agli aspetti logistici. Inizialmente si sviluppò un imbraco chiamato “all’inglese”, proprio perché utilizzato negli stretti laminatoi tipici di queste regioni, capace di agevolare le operazioni di aggancio, sgancio e trasporto delle bombole durante le penetrazioni anche asciutte. La particolare conformazione degli ambienti ipogei sommersi spesso non richiedeva nemmeno la presenza di CA, venivano impiegate anche bombole d’acciaio e, altrettanto spesso, non si usavano nemmeno le pinne poiché si camminava sul fondo attraverso l’impiego di grandi quantità di zavorra. Il sistema continuò ad evolversi verso un sempre più proficuo e necessario aggiustamento del bilancio idrostatico per adeguare questo tipo di configurazione a tutti gli ambienti ipogei, soprattutto a quelli completamente sommersi. 

Esempio di configurazione Side Mount con pronunciata simmetria e sdoppiamento della distribuzione del gas Esempio di configurazione Side Mount con pronunciata simmetria e sdoppiamento della distribuzione del gas

Corretta zavorra, bombole in alluminio e piccoli CA contribuirono a quel punto a delineare lo stile d’immersione e quindi la configurazione Side Mount così come la conosciamo oggi. Il sistema prevede in linea di massima uno sdoppiamento completo dell’alimentazione del gas con un un’accentuata simmetria.  Le bombole sono quindi separate ed il subacqueo respira alternativamente dai secondi stadi che arrivano alla bocca incrociandosi attorno al collo. 

 

Questo sistema entrò in conflitto con gli standard che la speleosubacquea americana legata al WKPP andava proponendo durante gli anni 80’. Non era solo una guerra tra configurazioni ed attrezzature diverse, ma tra una subacquea legata a rigide procedure condivise di team e un’altra che, per sua stessa vocazione e tipologia d’ambiente sommerso, era molto incentrata sull’approccio individuale e refrattaria agli standard. L’evoluzione del sistema DIR in un’entità olistica estremamente codificata negò qualsiasi ulteriore concessione al sistema Side Mount, che rimase definitivamente relegato ad isolati gruppi di speleosubacquei e determinati ambienti d’immersione. Il Side Mount, anche se poteva vantare il fatto di rispettare in maniera inequivocabile alcuni principi hogarthiani,  come l’elevata efficienza idrodinamica, la semplicità e l’assoluto minimalismo, non assecondava gli schemi basilari dell’addestramento DIR.  

Rebreather UTD  DIT/hogarthian Rebreather UTD DIT/hogarthian

Analogo problema si presentò al mondo DIR con il Rebreather  (vedi intervista a Andrew Georgitsis) tanto indispensabile alla progressione esplorativa quanto difficile da  integrare nel contesto dell’addestramento di team. Dopo l’inevitabile diffidenza verso qualsiasi strumento che interferisse con il controllo totale del subacqueo sull’attrezzatura e le procedure di team per la soluzione delle emergenze, si pensò alla possibilità di integrarlo nel sistema DIR rendendolo “compatibile”. Niente doveva cambiare nel momento dell’emergenza, tutte le procedure dovevano rimanere identiche e qualsiasi nuovo sistema,  come il Rebreather in questo caso, doveva integrarsi senza interferire con esse. La configurazione hogarthiana ed il sistema  DIR vennero quindi a costituire il “bail out”, ovvero la via per tornare a casa nel caso in cui il Rebreather avesse avuto un guasto. 

DIR è quindi il sistema strutturato per far funzionare la configurazione hogarthiana che si ritiene essere la più efficiente, ma la sua efficienza è effettiva solo se l’attrezzatura è conosciuta e condivisa all’interno del team. Il Side Mount come stile d’immersione non standardizzato non può essere DIR  ma, come accadde per il Rebreather, può essere reso “compatibile” per poterne cogliere le peculiarità ed i relativi vantaggi. 

Il Side Mount di UTD è stato costruito per renderlo “compatibile” con il sistema DIR/hogarthian cercando appunto di non cambiare alcunché rispetto alla configurazione Back Mount se non la posizione delle bombole. Backplate, imbraco, frusta lunga, secondi stadi lavorano allo stesso modo e stanno nelle stesse posizioni per integrarsi in maniera coerente con l’addestramento DIR. È proprio in virtù di questa straordinaria coerenza che chi ha già avuto una preparazione DIR/hogarthian può passare al Side Mount di UTD in una sola giornata di addestramento/upgrade. Per quanto riguarda invece in modo specifico l’attrezzatura, tutti i sacchi esistenti in commercio possono essere integrati;  non è il sacco che fa la differenza, ma la presenza di un circuito in bassa pressione composto da un distributore (manifold) e dai connettori rapidi Swagelok QC-6 che permettono di trasformare un Side Mount qualsiasi in un Side Mount “DIR compatibile”.  La presenza del manifold consente infatti di poter connettere tutte le fruste mantenendo inalterata la configurazione del Back Mount mentre la presenza degli innesti rapidi (gli stessi utilizzati nei Rebreather da oltre 20 anni) consente di collegare e separare le bombole in qualsiasi momento e con grande facilità. 

Molti praticanti il Side Mount tradizionale, non inseriti in un contesto DIR, percepiscono l’aggiunta di questi strumenti come una violazione alla semplicità ed al minimalismo di questo stile d’immersione nonché un potenziale incremento dei punti di guasto. È nel DNA della maggior parte dei subacquei concentrarsi sulle differenze nelle specifiche dell’attrezzatura per trovare quale sia la migliore per immergersi, quasi che la presenza o meno di una caratteristica possa costituire la strada giusta per trovare la soluzione ad eventuali difficoltà che si possano presentare sott’acqua. La verità è che il team rappresenta il nostro unico strumento di soluzione a qualsiasi problema dell’attrezzatura. È il team che deve essere allenato a conoscere in maniera precisa il modo corretto per intervenire su ogni guasto e non confidare erroneamente su un’attrezzatura che non possa guastarsi mai. Fiumi d’inchiostro sono stati consumati ad affermare che un’attrezzatura sia meglio di un’altra senza sperimentare durante i corsi come il team affronterebbe un guasto a quella stessa attrezzatura.  Il problema è tutto qui. L’attrezzatura perfetta non esiste. Esiste però il modo di affrontare con un approccio di team i possibili inconvenienti creati dalle inevitabili imperfezioni. Questo, anche se l’espressione non è corretta, distingue “un’attrezzatura DIR” da una “NON DIR”. 

 

In UTD crediamo che il Side Mount costruito per essere “compatibile” con il sistema DIR/hogarthian amplifichi in modo considerevole la sicurezza per i seguenti motivi:

-         Si mantiene l’unità di team poiché la gestione e la condivisione del gas, nonché la comunicazione rimangono inalterati rispetto all’addestramento di base; sulla base della filosofia didattica DIR, tutti i possibili guasti ad ogni parte del circuito sono pianificati come nel Back Mount;

-         È necessario imparare solo poche nuove procedure rispetto al Back Mount poiché, rimanendo invariato l’utilizzo della configurazione hogarthiana, la memoria muscolare  e le abilità personali richieste sono le stesse;

-         Le bombole al fianco non hanno secondi stadi di riserva (come in talune configurazioni Side Mount) che costituiscono una facile occasione di auto-erogazione, un motivo di impiglio e producono inefficienza idrodinamica;

-         Il manifold, costituito da un unico blocco di acciaio che lavora in bassa pressione, costituisce un solido strumento per la distribuzione del gas e consente al subacqueo di avere sempre l’alimentazione per il sacco o la stagna riducendo il numero di valvole di carico e di fruste; il manifold consente altresì di avere in bocca l’erogatore in tutte le fasi dell’immersione e di poter effettuare il gas switch senza cambiare secondi stadi;

-         Nel caso di donazione della bombola, dopo la condivisione del gas a seguito di un’emergenza, la procedura è del tutto simile a quella del Back Mount poiché le bombole sono configurate come le normali decompressive o stage;

-         il Side Mount può essere utilizzato anche in configurazione ricreativa con una sola bombola al fianco senza entrare nel terreno del Monkey Diving poiché il subacqueo ha comunque a disposizione un sistema completo come in una normale immersione ricreativa Back Mount; questo funziona anche in caso di donazione della bombola di destra dopo aver risolto un OOA;

-         In caso di collasso del manifold o di qualsiasi altra parte importante del circuito si può usufruire comunque del gas contenuto in entrambe le bombole semplicemente connettendosi sugli innesti rapidi direttamente con un secondo stadio di back up tenuto in una tasca;

 

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Commenti: 7

  • #1

    Claudio Selmo (domenica, 01 gennaio 2012 21:57)

    Articolo interessante davvero. Trovo cmq che dire "compatibile col sistema DIR" sia una forzatura. O lo è oppure non lo è. Dal canto mio, credo che il sm sia un bel giocattolino divertente, utilizzabile nella sua accezione più snella per restrizioni dove il bm non è pensabile, ma rimane un giocattolo ricreativo, nulla di più. Un saluto!

  • #2

    Manuel (lunedì, 02 gennaio 2012 09:17)

    Davvero un bell'articolo. Io nn lo considerare un "GIOCATTOLO" e nn mi sembra nemmeno tanto ricreativo a dispetto dell'uso che ne viene fatto erroneamente adesso, è un sistema tecnico usato per ambienti ristretti di non facile penetrazione impossibili con un bm e la speleologia subacquea è tutto tranne che ricreativa soprattutto qui in europa dove al posto delle ampie cavità sudamericane ci sono budelli stretti dove a malapena ci passa un uomo. Il sistema quindi può essere usato anche in particolari esplorazioni di relitti dove sia per tipologia (vds sommergibili o aerei) che per crolli strutturali i passaggi sono angusti e pericolosi. Io nn ci vedo nulla di"ricreativo" in tutto ciò... e tendo a non "giocare" mai con la mia vita.
    Complimenti ancora per l'articolo Flavio e perdona il mio commento.

  • #3

    Claudio Selmo (lunedì, 02 gennaio 2012 13:49)

    Cheil sm non sia ricrativo è un dato di fatto. Il problema è che in primis per alcune penetrazioni il BM è limitante e quindi lo è il sistema DIR. Il SM è un modo per aggirare l'ostacolo ma affiancarlo al sistema DIR definendolo compatibile è, secondo me, una forzatura. Lo Zsystem vuole definire un confine DIR in un sistema che non lo sarà mai se non a scapito della sua originale "snellezza". Forse non mi ero ben spiegato...

  • #4

    Paolo Govetto (lunedì, 02 gennaio 2012 14:13)

    Chiarissimo e puntuale come al solito. Inutile nascondere che il side mount concepito da UTD, da un lato sta suscitando straordinario interesse, dall'altro sta alimentando accese critiche, portate tanto dagli ortodossi del sistema DIR/hogarthian quanto da quelli del side-mount. La compatibilità viene percepita come un vizio insanabile. La prospettiva storica che ci hai fornito, chiarisce che questo stesso clima, serpeggiava all'atto dell'inclusione dei rebreather nel sistema DIR/hogarthian. A distanza di tempo, è possibile affermare che questa scommessa è stata vinta ed ha consentito di effettuare delle imprese che il circuito aperto mai avrebbe permesso. Ora è la volta del side-mount. Di certo è un sistema che non serve per aumentare tempi di fondo o andare più profondi, semplicemente per esplorare spazi più ristretti e/o aumentare il comfort del subacqueo. Questi scopi, associati all'infranta solidità del sistema DIR/hogarthian, sono certo che restituiscano all'utilizzatore del side-mount di UTD uno strumento sicuro, efficace ma soprattutto estremamente divertente.

  • #5

    Claudio Selmo (lunedì, 02 gennaio 2012 21:15)

    Ciao Paolo, sono convinto che il Sm permetterà di spingere ancor di più i sub nelle loro esplorazioni overhead. Ma, sempre a mio modo di vedere, solo in quel tipo di ambiente ha davvero senso un sm rispetto ad un bm.

  • #6

    Stefano che ama le tegnue (martedì, 03 gennaio 2012 13:20)

    Questo articolo mi è piaciuto moltissimo, dalla panoramica storica alle ripercussioni sul mercato alla vera e propria tecnica di utilizzo. Veramente fatto bene Fabio. Credo che tutti coloro che sono incuriositi da questo sistema di immersione a prescindere che siano subacquei novelli come me o esperti o operatori del sistema dovrebbero leggerlo. Spero nel breve provarlo anche io. Buone letture a tutti.

  • #7

    Fabio (domenica, 08 gennaio 2012 07:51)

    Grazie per il tuo commento Stefano, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare ( altrimenti chi lo sente ) ;D

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