mer
03
nov
2010
Report corso Essentials
Di seguito il report scritto da Paolo Govetto, istruttore PADI e partecipante al corso Essentials of Tech appena ultimato.
Pratico attività subacquea da circa 11 anni. Nel mio percorso sempre più frequentemente mi capita di incrociare questi strani subacquei sommariamente conosciuti per DIR, sui quali si addensano numerose critiche. In principio il presunto elitarismo. Costoro sono rappresentati come portatori del sapere assoluto, pronti a porsi sul piedistallo rivolgendosi con disprezzo a coloro che si immergono con modalità diverse dalle loro. Non solo. Si afferma che i DIR non si divertono poiché impegnati a ripetere ossessivamente procedure ed abilità, tanto da ridurre al minimo la parte dell’immersione rivolta al divertimento, inteso, come pare nella comune accezione, attività di osservazione del mondo sommerso. Un’altra censura è costituita dal costo dell’attrezzatura impiegata e dei corsi di formazione. Naturalmente molte altre sono le obiezioni, ed un elenco didascalico non riuscirebbe a contenerle.
Ciò nonostante, animato dalla curiosità di comprendere se tale atteggiamento biasimevole fosse fondato ovvero il prodotto dell’umana, comune e riprovevole ignoranza, alla fine del mese di agosto di quest’anno mi attivo alla ricerca di un istruttore in grado di avvicinarmi a questo mondo. Grazie ad internet scopro il sito di Flavio Turchet. All’esito del nostro primo e fugace contatto telefonico, ho la misura di una persona cordiale, pragmatica e decisamente competente. Tali sensazioni si amplificano nel divenire del corso UTD Essential of Tech a cui ho il piacere di partecipare e che intendo ripercorrere:
SABATO 23 OTTOBRE 2010
Il primo giorno ritrovo alle ore 8.30 presso la sede del CPS. Dopo una breve presentazione della mia compagna d’avventura, l’ottima Velda, e dello staff, che oltre a Flavio comprende l’insostituibile Fabio (…il Fellini degli abissi), ecco addentrarci subito nel vivo del “sistema”. Ciò che emerge dall’esordio del corso è che ogni abilità praticata, ogni singola parte dell’equipaggiamento, ogni strategia decompressiva, ogni attività pre e post immersione è ineluttabilmente correlata all’altra, fino a creare un complesso unitario. Il famoso approccio olistico trova spiegazione percependo che la pratica dell’immersione viene ad essere concepita a tutto tondo, tanto che, ad esempio, la scelta e la strutturazione dell’equipaggiamento, la selezione delle miscele, il conseguimento del trim, la riuscita nelle diverse forme di propulsione, interagiscono avvincendosi per conferire performance, sicurezza e comfort. Un piccolo coffee break addolcito da una brioche offerta dalla casa ed eccoci sulla “panca curva” a sperimentare le prime novità. Il conseguimento del giusto trim passa attraverso la ricerca dell’equilibrio nella distribuzione dei pesi ma soprattutto del corpo: ecco perché Flavio ci fa scoprire come inclinando o sollevando la testa di pochi gradi si produca una radicale variazione nel nostro equilibrio e quindi nella nostra posizione. Non solo, in breve ci ritroviamo con la pancia rivolta verso terra ed iniziamo le prove a secco delle nuove propulsioni: rana, rana stretta, alternata modificata, pinneggiata all’indietro ed elicottero. Le comprensibili difficoltà nel coordinamento, sgombrano il campo alle aspettative di riuscire ad applicare questi movimenti in acqua, facendo propri i benefici che ne derivano. L’ora di pranzo è arrivata. Ci possiamo concedere una pizza veloce e dopo un’ora siamo di nuovo in aula. E’ arrivato il momento di approntare l’equipaggiamento. Non si tratta di un’attività sterile e fine a se stessa. Ogni parte dell’attrezzatura viene analizzata e nella composizione della configurazione viene motivata ogni singola scelta. Il perché si adotti una frusta lunga od un manometro spoglio, piuttosto che un C.A. (altrimenti chiamato GAV) privo di elastici, trova una spiegazione razionale, soddisfacente e condivisibile. Assemblato il nostro bibo, siamo quasi timorosi ad avvicinarci ad esso, tuttavia, Flavio e Fabio ci dimostrano e ci fanno sperimentare che non solo è possibile, ma addirittura è semplice indossarlo e svestirlo in assoluta autonomia. Privato del sacco e del bibo, io e Velda infiliamo back-plate ed erogatori, pronti per le prove a secco dei sei skills di base. Si tratta di procedure nuove, che evidenziano palesemente efficacia, sicurezza e la loro provenienza da ambienti difficili, nei quali non si può sbagliare. La giornata volge al termine ma l’eccitazione è talmente alta che una volta giunto a casa non riesco a trattenermi e mi stendo sul letto, prono, intento a simulare le propulsioni.
DOMENICA 24 OTTOBRE 2010
Finalmente è giunta l’ora di scendere in acqua. Io e Velda percorriamo insieme una parte del tragitto che conduce allo specchio d’acqua di Castello di Godego, ed entrambi, forse perché già istruttori, siamo pervasi dall’imbarazzante sensazione di doverci misurare con delle novità assolute, che azzerano le precedenti esperienze e competenze. La sfida è ardua ma entusiasmante. Dopo un esauriente briefing ed i necessari controlli pre-immersione ci ritroviamo in acqua sul campo precedentemente approntato da Fabio. Una breve discesa a circa 6 mt, e qualche istante per prendere confidenza con la nuova attrezzatura. Benchè pesante in superficie, il bibo che indosso, un bel 12+12, si fa immediatamente addomesticare tanto che ho modo di apprezzarne immediatamente la limitata esposizione all’acqua e la grande stabilità che offre. Dopo breve, io e Velda abbiamo modo di familiarizzare con il nostro “nemico”: la famigerata cima che separa lo spazio tra gli allievi e l’istruttore. E’ uno spazio estremamente ridotto, ogni intrusione nello spazio di competenza altrui, impone la ripetizione dell’esercizio. Lo scopo, non è solo riuscire nell’esecuzione dell’abilità, ma soprattutto di farlo fermi, con pieno controllo della propria posizione in relazione a quella degli altri subacquei. Si tratta di un’altra importante novità. Ogni subacqueo è parte di un team, di una squadra, con cui deve continuamente interagire. Una grande conquista in termini di sicurezza. E’ evidente che ciò non è possibile se l’equipaggiamento non è standardizzato e non vi è un esemplare controllo del trim. Nonostante qualche difficoltà riusciamo a portare a termine tutto il programma pianificato nel briefing che comprende le diverse propulsioni, i 6 skills di base ed un bel S-drill fino ad un paio di ascent. Ogni singola azione nell’esecuzione di quanto dianzi indicato, oltre che essere valutata nell’immediatezza da Flavio, non sfugge alla telecamera di Fabio. La ragione trova spiegazione nelle fasi successive all’immersione. Non c’è tempo da perdere ed ogni minuto è prezioso. Velocemente ci ritroviamo di fronte ad una bistecca e vediamo le immagini realizzate da Fabio. L’azione didattica svolta da questo tipo di approccio integrato è assolutamente straordinaria. Ogni allievo riesce a visualizzare con chiarezza gli errori commessi focalizzando l’attenzione sugli aspetti su cui evolvere. Questa analisi retrospettiva continua con rigore anche in aula, ed è integrata da ulteriori nozioni riguardanti l’attenzione situazionale da mantenere nel corso dell’immersione. Gli indolenzimenti alle gambe ed ai lombi per la sperimentazione delle nuove posture si fanno sentire e Flavio ci congeda.
SABATO 30 OTTOBRE 2010
Ancora una volta ci ritroviamo a Castello di Godego. Oltre al solito team ci sono Alex, Mara ed il dr. Antonio. Il nostro programma prosegue come previsto, favoriti da una bella giornata di sole. Briefing, controllo pre-immersione ed eccoci in acqua intorno alle ore 10:30. Per distenderci le membra nuotiamo in superficie fino a raggiungere il centro dello specchio d’acqua che ci ospita. L’esordio delle attività subacquee odierne è affidato agli ascent. Raggiungiamo la profondità dei 18 mt. Io e Velda ci alterniamo nei ruoli di capo immersione e capitano di deco, mentre Flavio si confonde facendo il terzo di squadra e Fabio continua ad immortalare con la sua telecamera incertezze ed errori. E’ un esercizio appagante sotto il profilo estetico ma che dispiega la sua efficacia nella prospettiva di un’adeguata strategia decompressiva. Ogni inadeguata quantificazione e distribuzione della zavorra si fa sentire, costringendo a delle correzioni finalizzate a preservare trim ed unità della squadra. Completato questo esercizio si ritorna al campo ed alla nostra “famigerata” sagola. Oggi sembra essere più docile, riusciamo a svolgere i 6 skills di base a pochi cm da essa, avendo la percezione di essere riusciti quasi ad addomesticarla. Anche le propulsioni paiono più fluide ed efficaci, tuttavia permane qualche problema nell’innesco della pinneggiata all’indietro. Ancora un S-drill ed eccoci al dispiegamento del pedagno. Le imbarazzanti procedure di gonfiaggio con l’impiego del secondo stadio, il dispiegamento della sagola con un incontrollabile mulinello sono solo un triste ricordo. Una mano, un soffio ed il pedagno veleggia turgido in superficie. Per finire un V-drill: esercizio introduttivo ai corsi tecnici superiori. Oramai sono trascorse più di due ore da quando siamo entrati in acqua; Flavio appare soddisfatto del lavoro svolto. Io e Velda ancor di più. Il tempo di riunirci con Alex, Mara ed il dr. Antonio, scattiamo qualche foto ad immortalare questi felici momenti ed eccoci ancora al ristorante per un primo esame delle immagini realizzate da Fabio. L’analisi continua presso la sede del CPS. I video sono inesorabili: quelle che in acqua possono apparire delle sensazioni, attraverso la visualizzazione divengono dei capisaldi per riparare agli errori e migliorare. In serata ci lasciamo pronti per il gran finale della giornata successiva.
DOMENICA 31 OTTOBRE 2010
Se pensiamo di aver visto tutto ci sbagliavamo di grosso. Domenica la platea è molto ricca. Gli argomenti sono talmente pregnanti, ricchi ed innovativi che anche i precedenti corsisti decidono di non perdersi la lezione di Flavio. Il pezzo forte della giornata è la MINIMUM DECO, tuttavia, prima di sviscerarla analiticamente, è opportuno introdurre dei concetti sulla teoria e sulle proprietà dei gas, la scelta e la composizione delle miscele standard, le diverse strategie decompressive. Ciò che stupisce è il carattere della discussione: scevra da alcun dogmatismo bensì incardinata su un continuo confronto tra i numerosi quesiti posti dagli astanti e le puntuali risposte offerte da Flavio. Purtroppo la giornata volge al termine, il tempo a disposizione è finito ma ciò che si è innescato è solo l’inizio.
CONCLUSIONI
Alla fine di queste intense giornate, né io, né Velda ci poniamo il problema del brevetto. Sappiamo che a partire da questo corso gettiamo le fondamenta per un nuovo ed avvincente percorso di accrescimento della nostra preparazione e consapevolezza. Personalmente ritengo di aver trovato esauriente risposta alle critiche che vengono rivolte ai DIR ed a cui ho fatto cenno in premessa. Flavio e Fabio si sono rivelano tutt’altro che saccenti, ma al contrario portatori e divulgatori di una conoscenza pratica ed efficace, costantemente motivata. La ripetizione delle abilità è un presupposto indispensabile per divertirsi. Acquisire una sorta di “memoria muscolare” per reagire efficacemente alle imponderabili “criticità” che si possono determinare in immersione, alimenta la consapevolezza e la sicurezza, lasciando maggiore spazio al divertimento. Quanto al costo, come al solito dipende dalle scelte personali verso certi brand piuttosto che altri. In linea generale la coerenza dell’attrezzatura la rende estremamente versatile ed idonea ad essere impiegata tanto per le impegnative immersioni tecniche quanto per le tranquille immersioni ricreative sui reef tropicali. Concludendo, la soddisfazione è massima; il mio stato d’animo è pervaso da nuove motivazioni e prospettive. Il miglior consiglio che potrei fornire ad un subacqueo con le mie stesse incertezze iniziali è quello di iscriversi a questo corso. Non se ne pentirà.
Paolo Govetto
Commenti: 4
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#1
...che dire....
DIrei proprio nulla...
Quanto di più descrittivo e soddisfacente, è stato GIà scritto dalla tua umile penna.
Non mi stancherò mai di dirlo ( e scriverlo ):
Queste sono le soddisfazioni che ti ripagano più di ogni altra Moneta....e fanno sì che non ci si senta mai "Arrivati" ma umili allievi.
Grazie
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#2
Ho letto con interesse il report di questo corso introduttivo alla subacquea tecnica. Sono istruttore ma essendo un subacqueo tecnico già da qualche anno, mi chiedo se devo frequentare anch'io un corso come questo o posso passare direttamente ad un corso come il Tech1.
grazie -
#3
Ciao Marco, i corsi Essentials (Rec, Tech, Overhead, Rebreather) sono tutti introduttivi al sistema d’immersione DIR/hogarthian. Tutti, indistintamente, sono orientati a sviluppare le abilità di base che un subacqueo dovrebbe possedere indipendentemente dal brevetto posseduto o dal tipo di subacquea che vorrebbe intraprendere. Come testimonia il report stesso, si tratta di un’educazione ad un sistema d’immersione completamente diverso e non confrontabile con esperienze subacquee precedenti. Quindi, anche se sei in possesso di brevetti tecnici, l’Essentials of Technical Diving è una tappa obbligata della tua futura formazione al’interno del sistema DIR/hogarthian.
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#4
complimenti Paolo, sei entrato perfettamente in sintonia con il gruppo e la sua filosofia, è un piacere accoglierti!

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