... another way of diving

mer

01

set

2010

L’attrezzatura: la necessità di una scelta consapevole

Questo post, che ha la funzione di introdurre una nuova serie di articoli dedicati all’attrezzatura DIR/hogarthian, attraverso i quali verranno analizzati tutti i singoli componenti, mi da l’occasione di riflettere su un tema abbozzato in un commento di un lettore. Nel suo intervento egli accennava ad un corso svolto con un istruttore “DIR oriented” ma rivelatosi poi povero di vere novità sui contenuti e lontano da quella cura dei dettagli che contraddistingue questo tipo di subacquea. La realtà è che fare un corso DIR/hogarthian e fare un coso utilizzando quella configurazione sono due cose completamente differenti.

Mai come in questi ultimi anni, il tema della configurazione DIR/hogarthian ha incontrato tanto favore ed attenzione.

Molte agenzie didattiche tecniche hanno adottato questo tipo di configurazione, riconoscendone la straordinaria validità in termini di performance e sicurezza.

Questo fa onore a quanti, prima scettici per principio verso il nuovo, poi riluttanti nel dover utilizzare un sistema che non era stato elaborato da loro stessi, hanno comunque compreso che la cosa importante non fosse la paternità ma la possibilità di fornire ai propri istruttori ed allievi uno strumento valido, funzionante e collaudato.

Poiché la configurazione hogarthiana non è coperta da alcun brevetto ne la filosofia d’immersione DIR da alcun diritto d’autore, chiunque può farle proprie ed utilizzarle per immergersi o anche per fini didattici.

Quello che invece risulta meno comprensibile è utilizzare la configurazione senza comprenderne la provenienza, la storia e gli obiettivi. Ciò significa negare il sistema stesso. Come ho ripetuto in varie occasioni, la configurazione DIR/hogarthian viene erroneamente considerata i il punto di partenza per migliorare il modo di andare sott’acqua invece che l’unica “forma” possibile dell’attrezzatura per attuare le abilità personali e condividere quelle di gruppo. Molti ignorano che questa configurazione fosse nata nell’ambito speleosubacqueo statunitense, precisamente intorno al gruppo del WKPP (Woodville Karst Plain Project ) e alla figura di William Hogarth Main: Le sue celebre frasi “meno è meglio”, “ se non ti serve non portarlo” “quello che non c’è non si rompe”, costituiscono i precetti di base per la nascita di una configurazione esile, idrodinamica e performante. Il passo successivo fu quello di farne un sistema d’immersione integrato attraverso validi strumenti didattici. Lo scopo era educare nel modo corretto quanti volevano addentrarsi negli angusti e difficili ambienti delle grotte, fornendo loro le tecniche di base per gestire al meglio il loro corpo in acqua, l’attrezzatura e tutte le strategie per la risoluzione delle emergenze. Andrew Georgitsis, elaborò i canoni didattici dei primi corsi DIR/hogarthian, quando era direttore didattico della GUE, che avevano ed hanno tutt’ora il compito di saldare due entità che per molti risultano ancora separate: l’attrezzatura e le abilità. La parte più importante su cui i corsi DIR/hogarthian focalizzano, consiste nello sviluppo di un approccio che viene definito: olistico e coerente.

olistico - L’attrezzatura non deve essere considerata come una somma di parti ma un tutto organico in cui ogni parte assolve ad una funzione precisa per condurre al meglio le varie procedure nella soluzione di tutte le possibili emergenze. L’argomento, infatti, non si esaurisce con la propria attrezzatura ma si espande a concetti più ampi di condivisione, come il team e le sue risorse. La gestione di un’emergenza o di un guasto trova la sua massima efficacia solo se tutti i membri del team hanno la stessa configurazione e la stessa educazione nel suo uso corretto. Per un subacqueo DIR/hogarthian, trovarsi davanti ai propri compagni è come essere di fronte ad uno specchio: l’individuazione delle anomalie e di tutte le cose che non funzionano diventa istantanea.

coerente – in UTD viene chiamata “consistency” (coerenza), ed è considerato l’attributo più importante da correlare all’attrezzatura, alle tecniche per il suo utilizzo ma, allo stesso tempo, a tutto il metodo di apprendimento del sistema d’immersione. Questo è l’aspetto che manca in tutte le agenzie didattiche che non considerino il sistema DIR/hogarthian in modo olistico. L’attrezzatura è modulare, parte infatti da elementi semplici e viene progressivamente integrata con l’aumentare del livello delle difficoltà delle immersioni e l’aumentare dei volumi di gas richiesti. Lo schienalino, l’imbrago, la configurazione degli erogatori, il profondimetro al polso destro, la bussola sulla sinistra, le pinne, l’SMB e altri strumenti contenuti delle tasche, insomma tutte le cose che servono in qualsiasi tipo di immersione non cambieranno mai nel corso della carriera del subacqueo, come del resto le motivazioni e le tecniche insegnate per il loro utilizzo.

Il modo in cui si affronta una donazione di gas avviene con la stessa procedura condivisa, sia in una divertente immersione su un reef tropicale sia durante l’esplorazione di un relitto profondo. Per coerenza, le abilità insegnate per la soluzione delle emergenze devono essere praticate nelle condizioni più simili alla realtà e non appoggiati magari al fondo di una piscina. Quindi, per esempio, una risalita controllata con una muta stagna con il lancio del pallone deve essere provata e riprovata senza riferimenti visivi poiché la probabilità di perdere la cima di riferimento non rappresenta una possibilità remota durante le immersioni, soprattutto in presenza di corrente.

Il limite filosofico da superare per molte agenzie didattiche è proprio quello relativo al fatto che esse esiliano la configurazione DIR/hogarthian e le abilità correlate all’ambito tecnico, creando una frattura netta con ciò che il subacqueo aveva adoperato ed imparato durante il suo preambolo formativo ricreativo.

 

Quindi, il concetto che se ne trae, è che la configurazione/subacquea DIR/hogarthian, frutto di un lavoro empirico senza precedenti ma, soprattutto, condotto ai livelli più avanzati della subacquea tecnica, può portare delle migliorie anche alla subacquea di base, conferendole maggiore consapevolezza e sicurezza, purché ci sia alla base la coerenza.

Limitare l’utilizzo di questa configurazione ad un esclusivo approccio tecnico, soprattutto tralasciando il sistema filosofico che ne sta alla base, è assolutamente riduttivo e fuorviante. 

 

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Commenti: 13

  • #1

    Massimo (giovedì, 02 settembre 2010 15:34)

    E' per me oramai diventata consuetudine,desiderio,piacere e un modo in piu' per riflettere e far riflettere,il lasciare un post di commento ad ogni articolo del mio istruttore e amico flavio.
    Ho avuto modo e spero di non essere con questo ripetitivo,di poter apprezzare il mondo della subacquea da quando mi sono avvicinato al "fantastico" DIR/hogartian.
    Come gia' piu' volte accennato,l'improvvisazione non fa certo parte di questa realta';l'avvicinamento richiede una certa preparazione che spazia dalla teoria alla pratica e alla tecnica.Solo ed esclusivamente "l'esasperazione" e la ripetitivita'di ogni singola fase dell'immersione puo' portare a cogliere quella precisione e sicurezza che contraddistingue ogni bravo DIR.Per questo e' fondamentale che la stessa attrezzatura sia minimalista e per quanto piu' possibile uguale tra tutti i vari componenti del gruppo. Questo in linea di massima;poi subentra una seconda fase:"la passione".In me questa e' diventata la prima ragione per poter capire cos'e' questo mondo e cosa vi gira intorno.Ed ecco che,ad una pratica che oramai e' diventata infrasettimanale,si va ad unire il piacere di leggere,informarmi e studiare per poter capire di piu'di questo fantastico universo.
    Un mondo enorme vi gira intorno.Centinaia di tecnici ogni giorno dall'America all'Asia si cimentano in immersioni su reef,relitti,grotte....utilizzando il medesimo verbo;in ogni parte del mondo dove ti immergi trovi individui che parlano lingue diverse ma si capiscono con un semplice sguardo o un semplice gesto!!!
    E' anche questo:unire popoli e uomini di lingue e religioni diverse ma con lo stesso scopo,uno stesso "credo"e la medesima passione:IL MARE.
    Si,vi potra' sembrare forse eccessivo ma, se vi sforzate di conoscerlo,di capirlo e studiarlo come io e molti miei colleghi stiamo facendo,un mondo favolosamente affascinante vi si aprira' davanti;un mondo che entrera' in voi e vi spalanchera'le porte di uno tra i piu' bei "Paradisi Terrestri"che un uomo possa desiderare.
    Quindi,a chiusura di questo mio viaggio,che spero possa servire di aiuto e sprone per quanti ancora sono indecisi tra "bibo o no bibo",vi saluto augurandomi di poter presto ancora scrivere un mio commento entusiasta su quanto fantastica possa diventare una cosi'semplice passione.

  • #2

    fabio (giovedì, 02 settembre 2010 16:32)

    ...bravo Massimo, questa pagina era ancora così "vuota".
    ;D

  • #3

    mara (giovedì, 02 settembre 2010 17:00)

    il nostro filosofo..complimenti! ottimo commento ad un ottimo articolo!

  • #4

    Maurizio Marotta (mercoledì, 08 settembre 2010 17:57)

    Ciao, utd e gue sono le uniche didattiche che fanno questo tipo di subacquea? qual'è la differenza tra gue e utd nell'insegnamento?.

    ciao e grazie
    Maurizio

  • JimdoPro
    #5

    Flavio Turchet (mercoledì, 08 settembre 2010 18:52)

    Ciao Maurizio, entrambe le didattiche di origine statunitense hanno le stesse radici. I fondamenti del sistema di insegnamento, come i criteri organizzativi e gli obiettivi dei corsi, sono praticamente gli stessi poiché furono elaborati da Andrew Georgitsis, quando era direttore didattico della GUE e primo a portare in Europa il corso Fundamentals. La sua strada e quella dell’attuale presidente della GUE, Jarrod Jablonsky, si divisero ed ognuno continuò ad elaborare le proprie strategie autonomamente. I programmi didattici possono sicuramente differire nelle sfumature ma non nelle parti sostanziali e caratterizzanti il sistema d’immersione ed il suo insegnamento. Quest’ultimi rappresentano i punti salienti che le distinguono da qualsiasi prodotto didattico con velleità DIR/hogarthian presente sul mercato

  • #6

    nicola (mercoledì, 22 settembre 2010 19:02)

    Sono un subacqueo FIPSAS di terzo grado e ho letto sul sito che anche la fipsas ha ufficialmente adottato una configurazione per le immersioni avanzate. Visto che sei un istruttore fipsas sai dirmi se ci sono delle differenze.
    Grazie
    Nicola

  • JimdoPro
    #7

    Flavio Turchet (mercoledì, 22 settembre 2010 19:51)

    Ciao Nicola,
    da luglio la Federazione ha emanato gli standard per la configurazione necessaria allo sviluppo dei corsi avanzati. Grazie allo sforzo di alcuni giovani validi esponenti della Commissione Tecnica Centrale, è stata resa obbligatoria la configurazione DIR/hogarthian per i corsi trimix. Purtroppo, non si è voluto dare a Cesare quel che è di Cesare, attribuendole un acronimo nuovo che tradisce le sue origini e la sua storia. L’altro punto dolente è che l’obbligatorietà riguarda i corsi trimix e non quelli di nitrox avanzato, in cui la configurazione è solo consigliata nonostante venga comunque utilizzata una bombola deco. Le differenze di cui tu vuoi conoscere l’esistenza non riguardano l’attrezzatura, che è sostanzialmente la stessa ma il sistema di approccio all’intera materia. La FIPSAS ha correttamente adottato questa configurazione perché ne ha riconosciuto la grande validità in termini di capacità performante. Però, il sistema DIR/hogarthian è appunto un sistema d’immersione olistico, il cui insegnamento si sviluppa su linee assolutamente uniche. Non è possibile prenderne parti, anche se importanti come l’attrezzatura, e crearne una copia. L’originalità del metodo d’insegnamento che sta alla base di questo sistema d’immersione lo inserisce su un binario assolutamente parallelo a qualsiasi altro approccio didattico.

  • #8

    Nicola (lunedì, 27 settembre 2010 18:10)

    Grazie per la risposta anche se non ho capito molto bene il discorso del sistema olistico, probabilmente bisogna fare il corso. Ma togliemi un'altra curiosità, come si considera la monobombola da 15 litri in acciaio con doppia rubinetteria. Può essere adattata alla configurazione DIR perchè ho visto che chi è DIR non la usa
    grazie Nicola

  • JimdoPro
    #9

    Flavio Turchet (martedì, 28 settembre 2010 21:13)

    Ciao Nicola, la configurazione hogarthiana può essere utilizzata su tutte le bombole, indipendentemente dal loro volume. Il problema è invece spesso legato al fatto che sulle monobombola da 15 litri vengono montate delle doppie rubinetterie che rendono quasi impossibile organizzare l’orientamento dei primi stadi nel modo corretto. Però, anche se con difficoltà riuscissi a trovare una qualche soluzione perderei di vista il vero problema legato a questo tipo di bombole. La 15 litri, quasi sempre utilizzata con doppia rubinetteria, nasce dall’esigenza di garantire un volume di gas necessario alle immersioni oltre i 30 metri, fascia in cui la 12 litri è troppo limitante. Nel sistema DIR/hogarthian le immersioni oltre questa soglia vanno affrontate con un sistema più ridondante e sicuro, il bibombola. Infatti, in caso di guasto con perdita di gas nel monobombola , anche se dotato di doppia rubinetteria, tutto il contenuto andrebbe comunque disperso. Il bibombola con manifold consente di salvare (nel più grave dei guasti) almeno la metà del gas contenuto. Per una ricreativa “spinta” il bibombola ideale è il 7+7. A questa importante considerazione si aggiungono due fatti:
    - la monobombola da 15 litri ha un assetto sbilanciato con la muta umida (vedi articolo sul bilancio idrostatico);
    - il suo diametro troppo grande, distanzia la bombola dal corpo del subacqueo accentuando il rollio e compromettendo la stabilità;
    Spero di essere stato esauriente, un saluto Flavio

  • #10

    fede (venerdì, 01 ottobre 2010 19:02)

    uso da tanto tempo una bombola da 15 litri con il GAV e ci ho fatto immersioni profonde e anche con decompressione e non mi ha mai dato i problemi che dici. secondo me non serve avere attrezzature costose per essere dei buoni subacquei anche oltre i 30 metri

  • #11

    Fabio (venerdì, 01 ottobre 2010 21:16)

    mi permetto di aggiungere un mio commento:
    Chi ha mai detto che ci vogliono attrezzature costose. Il punto non è l'attrezzatura ( è una parte dell'insieme ) ma la consapevolezza del "Sistema". Avere l'attrezzatura migliore e costosa al mondo non serve a nulla se non c'è tutto il "Resto". Non basta leggere alcune righe per comprendere il nostro " Pensiero ", è il continuo impegno nel " Costruire ", Imparando Costantemente. Ciao

  • #12

    Massimo (sabato, 02 ottobre 2010 00:27)

    uhm.....e' difficile!
    La storia ce lo insegna.
    Ogni ragione giustifica un'ignoranza,e ogni ignoranza mortifica una ragione.
    Torna difficile poter prendere una posizione senza pensare di voler e riuscire a mortificare,alla luce di chi legge,questo o l'altro contendente a singolar tenzone.Ma una posizione deve essere presa ,non in base a simpatie cameratesche ma a convinzioni morali dettate da passioni frementi.
    La grande passione che lega tutti noi e' la medesima,lo scopo che ci unisce e' lo stesso il modo di arrivarci e' diverso.
    Non sono qui a discutere su chi ha ragione su cosa ma sul perche' solo una delle storie possa essere quella piu' "giusta"per raggiungere quello scopo comune a noi tutti :divertirsi in totale assoluta e consapevole sicurezza.
    Esiste una realta',in uno dei paradisi dove la gran parte di noi sub trascorre le sue agognate ferie, a tutti noi conosciuta :il famoso club dei 100.Tutti noi ne abbiamo sentito parlare ma sfido chiunque abbia un minimo di buon senso a voler giustificare una tale pazzia.
    Ecco qua,presto e' detto: "BUON SENSO".
    Il buon senso di capire che nessuno ci vieta di superare i limiti dell'umana consapevolezza ma ci vieta di portare in questo onistico delirio nostri simili a una quasi sicura e gratuita autodistruzione.Bisognerebbe a volte cercare di usare la logica,sforzarsi di capire,provare e mettere in atto gli insegnamenti che persone piu'"avanti"di noi cercano tramite la loro passione di trasmetterci;insegnamenti che non sono legati a pindarici voli ma a studi dettati da anni e anni di prove ,modifiche e drammi personali...ecco e' tutto qua,siamo liberi di coltivare le nostre passioni,svilupparle come meglio crediamo,ma dando la possibilita' a chi piu' di noi ne sa di insegnarci la via che ci permetta un giorno di raccontare ai nostri nipoti quanto "BELLA E SICURA" fosse la nostra passione.

  • JimdoPro
    #13

    Flavio Turchet (sabato, 02 ottobre 2010 11:09)

    Mi piacerebbe che chi scrive mettesse il proprio nome per intero, magari anche il cognome. Questo conferirebbe maggiore autorevolezza alle proprie idee oltre che a fornirmi un vero interlocutore a cui affidare le mie risposte. Detto questo rispondo a “fede”. Mi dispiace rimarcare il fatto che le tue osservazioni siano assolutamente contestabili poiché riflettono opinioni e sensazioni esclusivamente personali. Cerco di spiegarti le ragioni punto per punto:
    a) tutti sono in grado di raggiungere un elevato grado di confidenza con qualsiasi tipo di strumento, meccanismo o sistema entrino in contatto; fa parte dello spirito di adattabilità dell’uomo. Utilizzare una cosa al meglio però non significa che stiamo usando le cose migliori. Il meglio nasce esclusivamente dal confronto e dalla discussione. Nel sistema DIR/hogarthian, le scelte derivano da analisi oggettive e scelte condivise. Non possiamo pretendere poi di percepire le differenze se non abbiamo gli strumenti per capirle. Sentire il rollio di una grossa bombola sulla schiena e capire quanto possa essere pesante per il subacqueo se il suo corpo non è perfettamente bilanciato in acqua, è come pretendere di sentire una monetina che ci esce dalle tasche in una discoteca con la musica assordante
    b) come un subacqueo affronta le proprie immersioni e il grado di sicurezza che ritiene sia opportuno attribuire loro, rappresentano fatti assolutamente soggettivi e arbitrari se non vengono condivisi con gli altri membri della squadra; e la subacquea è uno sport di squadra o almeno di coppia. Che si riesca a fare immersioni con decompressione con una 15 litri senza decompressiva al fianco lo trovo un fatto insolito e non capisco quale possa essere la ridondanza di gas per gestire le emergenze in sicurezza: nel sistema DIR/hogarthian la definiamo Minimum Gas, ovvero la quantità di gas sufficiente a portare in superficie o al primo cambio gas due subacquei in condivisione rispettando le tappe obbligate. Considerando questa quantità inviolabile è pressoché impossibile uscire fuori curva con una 15 litri. Senza questa considerazione torniamo al famoso “club dei 100” di cui parla Massimo
    c) confermo quanto scritto da Fabio, dire che l’attrezzatura è costosa significa non conoscere quali siano le caratteristiche richieste in questo tipo di sistema. Come in ogni sport ci sono marche più costose di altre, ma ti assicuro che chi volesse cominciare a muovere i primi passi ne mondo DIR/hogarthian non spenderebbe di più di una buona attrezzatura ricreativa
    ciao

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